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MUTUO A TASSO FISSO O VARIABILE: QUALE SCEGLIERE?

Le banche stanno piano piano tornando ad erogare i mutui e nel farlo stanno spingendo sul tasso fisso, sia per le nuove erogazioni che per le surroghe, passando anche per le rinegoziazioni; lasciando il variabile, il mutuatario rinuncia all'euribor negativo e lo sostituisce con l'indice eurirs, corrispondente alla durata residua del mutuo.

Come ben evidenziato dal Sole 24 Ore, sebbene gli indici eurirs siano scesi ai minimi storici, si tratta comunque di valori positivi, quindi rinunciando all'euribor nullo o negativo, il mutuatario vede aumentare la propria rata. Una scelta tuttavia consapevole, fatta scommettendo sul futuro: ancorare il tasso agli eurirs ai minimi storici, può rivelarsi vantaggioso se si hanno ancora molte rate da pagare.

Ma per capire se si tratta di una scelta effettivamente saggia o meno, bisogna prendere in considerazione i "future" sul rialzo dei tassi, ovvero i contratti secondo i quali, al momento, la Bce tornerà a rialzare i tassi a dicembre 2019 (un anno fa, tali contratti stimavano una stretta da parte della Bce a novembre 2016, ora hanno allungato la previsione di tre anni e magari fra qualche mese potrebbero nuovamente modificare le stime, dal momento che attualizzano in un preciso momento le aspettative future dei mercati).

E', dunque, opportuno non dimenticare che si tratta di indici suscettibili di cambiamenti, ma è necessario anche tener presente che in base a quel che dicono attualmente gli esperti, la Bce non dovrebbe rialzare i tassi prima di qualche anno; nulla, insomma, dovrebbe cambiare prima del 2020, considerando pure che all'Istituto di Francoforte, servirà del tempo per rialzare i tassi.

Ciò significa che chi dovesse stipulare o surrogare oggi un mutuo di 10-15 anni, potrebbe non lasciarsi tentare dalle banche e optare per il tasso variabile che, al momento, costa circa la metà del fisso (1,5% contro il 3% in media).